"Amo la corsa perchè è poesia. Quando sogno, sogno di essere un maratoneta" Eugenio Montale
martedì 16 novembre 2010
il servizio di Icarus sulla Tartufo Trail
Per la seconda volta vado in tv con la corsa...quasi quasi chiedo ai miei sponsor un aumento!!!
sabato 13 novembre 2010
Il gusto della sfida
lunedì 18 ottobre 2010
Tartufo Trail Running – Calestano 17.10.10
Il meteo promette pioggia e infatti...da Rimini in poi acqua a non finire. Arriviamo a Calestano seguendo strade alternative: sono le 19,30 e piove. Inoltre fa freddo e non c'è nessuno in giro. Il pettorale, vista l'ora, si ritira al mattino. Durante tutta la notte continua a piovere. Mi sveglioalle 5.50: è freddo e piove. Mi preparo a strati, in 4 anni di corsa non mi ero mai vestito così pesante!
Alle 8 sono alla partenza: noto con disappunto che ad avere il materiale obbligatorio siamo in pochi.
Partiamo sotto una pioggia fina che non ci lascerà per tutta la gara. Mi sento bene. I tendini, grazie anche alla fasciatura del mio massofisio-stregon-terapista, non dicono nulla. Dopo nemmeno un km si lascia l'asfalto e subito si sale con pendenza da arrampicata. Il paesaggio è stupendo, e poi a me l'autunno in montagna piace: mi aspetto di veder spuntare fuori un elfo o un guerriero celto dalla boscaglia. Si passa da strade di ghiaia a sentieri di fango, pardon terra, a single track che si inerpicano per l'appennino. In salita vado bene, soprattutto dove la tecnica conta poco: si vede che sono un “Muntagnard” alle prime armi! In discesa invece temo le cadute: i sentieri sono torrenti e si scia sul fango. Molti vanno giù a cannone, io sembro un papero con le emorroidi! Al 5° km primo imprevisto. I migliori non sanno qual'è la strada e io che faccio parte del gruppetto che segue mi fermo con loro. Dopo 2/3 telefonate agli organizzatori prendiamo il sentiero più largo. Sbagliato! La strada si allunga di poco ma siamo finalmente sulla retta via. Saliscendi con vario fondo e poi, mentre sto iniziando a godermela io e altri 5 sbagliamo di nuovo strada: 3 minuti persi ma 500 metri in più che alla fine si faranno di certo sentire. Effettuiamo alcuni passaggi su roccia, arranpicandoci come in una ferrata, e affrontiamo salite talmente ripide da essere fatte solo a quattro zampe. Perdo il Garmin (ma porca!) e il braccialetto della squadra (valore economico inferiore al garmin ma quello affettivo di gran lunga superiore!!!).Non vedo il ristoro (poi mi diranno che i primi 40/50 a passare sono rimasti senza per un disguido- quindi sono avanti!!!). Un volontario ci dice che lungo il percorso della 50 kmc'è neve!!! Al 17 mo km inizia una lunga e durissima salita su roccia che ci porterà fino al 21mo km, dove è previsto anche il cancello orario. Durissima. Sarà il freddo che inizia a penetrare nei vestiti bagnati, saranno i tendini e una piccola contrattura fatta a causa di uno scivolone in gara, ma la volontà inizia a vacillare. Faccio la 28 km. Trovo il cancello ancora aperto, ma del gruppo di 15 runners che si ritrova al rifornimento nessuno opta per la lunga. Ci penso un secondo, ma poi mi dico che alla mia seconda gara di trail e con un tempo del genere e meglio seguire chi ha più esperienza. Scendo senza più vellità: il mio obbiettivo non è la classifica ma la distanza, e prendo la gara come una bella passeggiata con me stesso. Corriamo con il fango alle caviglie e i piedi che nuotano nelle scarpe supertecniche. Corro speso da solo, ascoltando la pioggia che cade e stando attento a non scivolare. Arrivo a fondovalle e mi aspetta una sorpresa: un torrente da guadare 4 volte. Divertente, anche se al quarto passaggio con le gambe immerse fino alle ginocchia, il freddo mi è ormai penetrato fino nelle ossa. Arrivo al traguardo a faccio pure l'aeroplanino tra le risate degli organizzatori. Mio fratello arriva dopo un po': mi aspettava al 25 mo del percorso lungo. Corro nel camper e mi faccio una doccia bollente buttando i vestiti in due sacchi neri!
Poi ristoro spettacolare con un minestrone caldo e per finire vin brulè e do uno sguardo al tempo e alla classifica. 4 ore e 19 e 78mo. Poteva andare meglio ma l'importante era altro.
Mi sono proprio divertito. E poi ho corso con bella gente, che ti da sempre una parola di incoraggiamento e , almeno nella pancia del gruppo, è poco ossessionata dai tempi e dai piazzamenti. E poi ho corso da solo, nella natura, im un posto magnifico, facendo una cosa nuova ed entusiasmante.
Le polemiche sul percorso poco segnalato non mi interessano per adesso, e neppure il fatto di non aver dato tutto quello che potevo.
Voglio rifare subito un trial: in montagna, con la pioggia e il freddo.
E poi mentre correvo mi è venuto in mente che mi piacerebbe stare li negli ultimi giorni della mia esistenza. Avete presente Big Fish? Quando avrò 100 anni organizzarò un nel pranzo con i miei figli e i miei nipoti e con quelli che mi vogliono bene. E con la mia sposa, la mia ragazza, la donna che amo da tanti anni.
Il menù prevederà vincisgrassi (non lasagne mi raccomando!), coniglio al forno, cardi gratinati. Birra buona e un bel bicchiere di rosso. Niente dolci. Alla fine, se vorrà, prenderò per mano Isa, saluterò tutti, metterò le scarpette da corsa e ci incammineremo lungo un sentiero con passo incerto. Poi, quando sarà il momento, ci addentreremo in una radura. Ci fermeremo abbracciati e ci daremo un lungo bacio. Le roverelle e le querce ci avvolgeranno con le loro fronde fino a nasconderci. Poi, quandosi riapriranno nel prato ci saranno solo due fiori di croqus. Fucsia.
Ma per adesso continuiamo a correre!
p.s. Grazie a mio fratello Fra e a Brile, e comesempre alla mia famiglia, allaquale tolgo tempo ma che sento sempre presente anche quando sono lontani.
giovedì 14 ottobre 2010
la mia prima ultratrail: l'attesa
sabato 28 agosto 2010
Il servizio di Icarus sulla Ultramaratona del Gran Sasso! Si vedono pure i Never!!
Il servizio di Icarus
giovedì 26 agosto 2010
I Never Stop Run
lunedì 23 agosto 2010
Tra olivi e vigneti 2010
Si parte sabato in scooter alle 7.20 con i Never Cristian, Baldo e Michele per Montemaggiore. Mentre ci riscaldiamo vedo tante facce note, alcune di atleti più che forti. Il posto è molto bello, la tipica campagna marchigiana, ma anche se so che non è la mia gara, capisco subito che non è il caso di fermarsi a guardare i panorama.
Alla partenza siamo dietro, mi attacco a Cristian per i primi 3,5 km: ne ha da vendere e lo lascio andare. Non vorrei grippare prima dell'arrivo...Dopo una lunga discesa si attacca la pianura. Non esagero: l'umidità è tanta e l'allenamento poco. Passiamo dall'asfalto al bosco, e nel tratto che mi piace allungo su quelli del mio gruppetto. Tra un po' c'è la salita mi dico: li sferro l'attacco. E invece la salita non è di quelle che piacciono a me! Ci vuole lo skilift per andare in cima! Camminiamo quasi tutti e recupero solo 2 posizioni. Nel finale scatto cercando di guadagnare più secondi possibile in vista della classifica generale di domani. Avverto un principio di crampo che mi spaventa per la tappa di domenica. Bilancio prima tappa: malino! Sensazioni non buone avvalorate da una classifica che dice 84mo assoluto e 18mo di categoria. Penso già che domenica sarà dura arrivare a premio.
Domenica tento la carta “tifosi”: con me c'è il mio Federico e la sua nonna (mia mamma) venuti a farmi da supporters!
Partenza da Cartoceto alle 9,00. Spunta e via! Faccio il primo km di nuovo con Cristian, ma non reggo il ritmo e già al giro di passaggio a Cartoceto perdo 15 metri. Da li discesa per 3,5 / 4 km: non è il mio forte ma tento di attaccarmi a chi ho individuato essere davanti a me in classifica di categoria. Uno tra questi mi affianca e mi guarda: anche lui ha fatto lo stesso ragionamento! Seguo con difficoltà la schiena tatuata in discesa, ma poi non lo tengo più e rimango a pensare se ho fatto bene o male a non dare il tutto per tutto da subito. In pianura – che poi pianura non è, con molti piccoli saliscendi- le cose vanno male: soffro il caldo, le gambe non girano, 2 avversari diretti in classifica mi passano, perdo speranza di arrivare tra i 15. Un breve tratto di discesa non aiuta al morale. Poi la storia cambia. Dall'11mo km parte l'ascesa a Cartoceto. 4 km di salita ininterrotta ma pedalabile, dove non puoi mai tirare il fiato. Mi dico: “Nico questo è il tuo allenamento tipico, adesso alzi le chiappe, smetti di farti le pippe mentali, fai un bel respiro e vai a tutta!” Appena attacchiamo la salita do subito uno strappo per vedere chi mi segue: uno solo. Gli altri si perdono lungo la salita e il gruppetto di 8/9 che si era formato in pianura non c'è più! Proseguo in apnea. Il ragazzo che rimane al mio passo soffre e sbuffa ma non si stacca. Poi in lontananza vedo il tipo tatuato. Ora o mai più! Spingo sulle cosce e mando indietro i gomiti, come mi ha insegnato Marco Olmo. Recupero, recupero, lo affianco, rimango pochi secondi accanto per vedere se ne ha. Poi do una accellerata: non regge. Io e il compagno di salita guadagnamo metri su metri. Il cartello indica 14 km e la strada spiana. Finita la pacchia! Il compagno di salita ritrova le forze e finalmente mi da il cambio. Accellera. Stringo i denti e lo seguo. Nel tratto in discesa che precede l'arrivo mi stacca. Al gonfiabile del 15mo km chiedo ad un volontario quanto manca. “500 metri! Vai!Vai!” Scatto a tutta, qualcosa mi dice che devo dare il tutto per tutto. Arrivo al traguardo senza fiato. Ci sono Fede - che mi vorrebbe abbracciare ma mi vede grondante di sudore e soprassede, la mia mamma – sollevata quando mi ha visto parlare e respirare autonomamente-, e Cristian - “Il Capitano”al quale ho tirato “IL” primo metro di ogni tappa- stanco ma contento perchè sa di aver fatto grandi cose.
Mi rifocillo al tavolo di rifornimento finale: spettacolare! E aspetto le classifiche finali: 77mo assoluto e 14mo di categoria. Ci sono riuscito! Non per il premio, ma per la felicità di vedere mio figlio applaudire mentre lo speaker mi chiama.
Faccio un bilancio: con poco allenamento questo è il massimo a cui posso ambire; sono e rimango uno “scalatore”; l'ultramaratona mi ha dato la capacità di non mollare fino alla linea del traguardo, ed è per questo che sono arrivato 14mo a 4 sec, dal 15mo e a 5 sec. dal 16mo!
Come al solito i ringraziamenti: mio figlio Lorenzo, Isa – inizio a pensare ad una proposta di beatificazione!!- ,mia mamma per il supporto, i Never Cristian (che capitano!), Baldo (la stoffa c'è eccome!), Michele (non molla mai, un vero ultranever!) e soprattutto il futuro della corsa, mio figlio Federico, che con un vecchio pettorale è scattato verso la linea del traguardo, tra l'incitamento dello speaker e l'applauso della folla, superando la linea d'arrivo a braccia alzate!
Scusate: complimenti agli organizzatori! Gara da rifare assolutamente!!
