Ho deciso. Voglio scrivere di più su questo diario virtuale . La scelta è dettata dal fatto che mi sono stancato dei social come Facebook. Mi sono reso conto che non mi interessa quello che pubblicano gli altri, e credo che lo stesso valga anche da parte loro nei miei confronti. Se ho voglia di sapere, chiedo. Non voglio sbattere in faccia pensieri e situazioni. Quindi chi vuole sapere quello che penso (un po' di quello che penso...), può sfogliare le pagine di questo blog. Penso di sentirmi anche più libero di scrivere e di esprimere opinioni. Fb servirà solo per lavoro e per tenere rapporti con le persone che non hanno altri mezzi per contattarmi. Ci sentiamo presto!
Nicola
"Amo la corsa perchè è poesia. Quando sogno, sogno di essere un maratoneta" Eugenio Montale
sabato 25 gennaio 2014
lunedì 4 novembre 2013
Ci sono strane alchimie grazie alle quali, in rari casi, uno sport individuale viene vissuto e condiviso con la stessa passione che si ritrova negli sport di gruppo. E questo spirito io lo ritrovo ogni volta che incontro i miei compagni di squadra dei Never Stop Run. Oggi eravamo tanti, abbiamo fatto sport differenti, ma alla fine è stato come se tutti fossimo stati sui sentieri o sui pedali insieme a quelli che non c'erano. Grazie a tutti ragazzi!
lunedì 28 ottobre 2013
Conero trail - terza edizione
LA GARA
Qualcuno potrebbe dire che è facile
fare una gara bella in un posto come il Parco del Conero. In effetti
la natura aiuta: paesaggi mozzafiato, la perfetta fusione tra mare e
montagna, salite impegnative e discese tecniche adatte per un trail
con la T maiuscola. Ma solo questo non basta per organizzare una
bella gara. Ci vogliono le persone, con la loro umanità e
professionalità. E' come per le donne belle. Non basta essere belle,
bisogna avere anche la testa. E così il Conero Trail, passa da gara
bella a gara magnifica. E tutto grazie ad un mix di bellezze naturali
e di organizzatori preparati. Permettetemi di ricordare, tra le varie
cose, il ristoro finale con pizza e coppette di gelato (oltre ad ogni
altro ben di dio).
LA SQUADRA
I Never Stop Run hanno finalmente fatto
una gran figura: tre atleti sul podio delle rispettive categorie e un
quinto posto assoluto con Cristian Carboni, sempre più nell'olimpo
dei trail runners a livello nazionale. Ma oltre alle posizioni di
rilievo, mi piace sottolineare la presenza massiccia ed allegra, coronata da un premio per la terza squadra più numerosa alla
manifestazione. Bravi tutti: Cristian, Tommy e Tommy, Andi, Messe,
Michi, Daniele e Tamara, Gino, Raffaella e Manuela e pure io
nonostante una gara così così.
LA MIA GARA
Un panettone mi ha salvato.
Le ultime parole famose prima della
partenza sono state : “son 23 km...non porto gnent' io!” . E
zac...arriva la crisi glicemica a tre quarti di gara con conseguente
grippaggio delle gambe in salita. Fino a quel momento buonissima
gara: bene le salite e benissimo – incredibile amisci! - le
discese, dove non solo tengo, ma recupero una decina di posizioni,
Poi il fattaccio e la rinascita grazie ad un pezzo di panettone
trovato al quarto ed ultimo ristoro. Da li in poi ho pensato a
salvare il salvabile e ad arrivare al traguardo.
Il POST GARA
Pranzo
sociale alle 15 con la mitica carbonara di Rutulon': 200
g di spaghetti, 3 rossi d'uovo, 100g di parmigiano, 100g di pancetta,
pepe, olio...tutto in una sola porzione! La parte più
impegnativa di tutta la giornata!
martedì 19 marzo 2013
papà
Ho capito che essere papà è un "lavoro" duro. Non esiste un "istinto" innato come per le mamme. Passi nel giro di pochi minuti da ragazzotto pirla a uomo (sempre pirla naturalmente) e del cambiamento te ne accorgi subito. Basta prendere in mano quel cucciolo che anche tu in minima parte hai contribuito a creare. E non è un lavoro duro per le responsabilità, per le paure, per le preoccupazioni, per le attese le speranze e le delusioni che da quel momento in poi saranno le tue ma soprattutto quelle dei tuoi figli. E' un lavoro duro perchè non sei solo un papà: per i tuoi figli sei Superman, Indiana Jones, Manny l'Aggiustatutto, Alonso, Michael Jordan, Del Piero e tanti altri. Per i tuoi figli sei un mito, l'eroe imbattibile che vorrebbero diventare. E' un lavoro duro perchè TU sei l'esempio da seguire. E gli esempi non dovrebbero far cazzate. Sono diventato papà a 28 anni. La stessa età che aveva mio padre quando sono nato io. Sono passati 35 anni e per me rimane l'eroe imbattibile di quando ero piccolo. E tra i superpoteri che vorrei avere ereditato da lui, mi piacerebbe, in questo momento, avere la CapacitàDiNonArrendersiMai. Che è una cosa meno spettacolare di saper volare o sparare ragnatele, ma il mio papà non l'ha mai persa. Nemmeno quando lo hanno colpito con la Kriptonite.
venerdì 14 dicembre 2012
martedì
A volte basta un cartello stradale per rendersi conto delle cose.
E' un martedì. Sono le 13.15. Pedalo sul lungomare in direzione casa. La temperatura è di pochi gradi sopra lo zero. Sono in piedi dalle 5 per lavoro. Con la coda dell'occhio leggo “Ancona 26”.
26 cosa? 26 passi? 26 gradi? 26 kilometri.
E' un martedì. Sono le 13.15. Pedalo sul lungomare in direzione casa. La temperatura è di pochi gradi sopra lo zero. Sono in piedi dalle 5 per lavoro. Con la coda dell'occhio leggo “Ancona 26”.
26 cosa? 26 passi? 26 gradi? 26 kilometri.
Kilometri...di solito non sono abituato a mettere l'unità di misura quando corro. Anzi: non siamo.
Per noi 42 km sono il “quarantesimo; 90 km il “novantesimo”, 100 km il “centesimo”. Li consideriamo alla stregua di un essere vivente. Potremmo usare la maiuscola: Quarantesimo, Novantesimo, Centesimo. Li conosciamo, questi esseri. Li rispettiamo. A volte ne abbiamo paura. Ma sono creature ormai familiari. Mi ritornano in mente le parole di un amico in un allenamento trail – ormai non ci facciamo più caso alla distanza, sembra tutto normale -.
Poi all'improvviso capisco che io ho corso per 90 kilometri. Come arrivare da casa mia a Forlì. 90 kilometri sono una distanza che a me atterrisce al pensiero di farla in auto. Mi spaventa di più arrivare in Ancona in autostrada che fare una gara in montagna di centotrenta. Anzi “Centotrenta”. Non mi sento un superuomo. E neanche un pazzo, come pensa qualcuno. A me piace sognare. E correre 8, 10, 20 ore mi fa sognare, mi fa ridere, mi fa piangere, mi fa sentire un dio e mi fa sentire un niente.
Nel 2013 diventeremo grandi Never. Anzi, siamo già Grandi. Ma lo saremo sempre di più. Perchè nella corsa non abbiamo nemici. Non corriamo per sconfiggere nessuno.
Corriamo per battere noi stessi.
Che il 2013 della corsa sia duro amici Nev. Perchè noi lo saremo di più.
Per noi 42 km sono il “quarantesimo; 90 km il “novantesimo”, 100 km il “centesimo”. Li consideriamo alla stregua di un essere vivente. Potremmo usare la maiuscola: Quarantesimo, Novantesimo, Centesimo. Li conosciamo, questi esseri. Li rispettiamo. A volte ne abbiamo paura. Ma sono creature ormai familiari. Mi ritornano in mente le parole di un amico in un allenamento trail – ormai non ci facciamo più caso alla distanza, sembra tutto normale -.
Poi all'improvviso capisco che io ho corso per 90 kilometri. Come arrivare da casa mia a Forlì. 90 kilometri sono una distanza che a me atterrisce al pensiero di farla in auto. Mi spaventa di più arrivare in Ancona in autostrada che fare una gara in montagna di centotrenta. Anzi “Centotrenta”. Non mi sento un superuomo. E neanche un pazzo, come pensa qualcuno. A me piace sognare. E correre 8, 10, 20 ore mi fa sognare, mi fa ridere, mi fa piangere, mi fa sentire un dio e mi fa sentire un niente.
Nel 2013 diventeremo grandi Never. Anzi, siamo già Grandi. Ma lo saremo sempre di più. Perchè nella corsa non abbiamo nemici. Non corriamo per sconfiggere nessuno.
Corriamo per battere noi stessi.
Che il 2013 della corsa sia duro amici Nev. Perchè noi lo saremo di più.
giovedì 1 novembre 2012
Ecotrail di San Francesco 130 km
Non ci sono riuscito. Stavolta sono
stato costretto a ritirarmi.
Eppure andava tutto bene, anzi meglio
di come mi aspettavo.
Una volta ho detto che gli
ultramaratoneti sono come astronauti. Adesso me li immagino su un
filo da trapezista, in equilibri precario tra le mille variabili che
intercorrono tra l'attesa della partenza e la meta finale. Basta un
soffio di vento e si cade giù. Basta un po' di freddo e ci si ritira
quando ormai il grosso era alle spalle.
Sono deluso, perchè stavo e sto bene:
perchè per la prima volta il giorno successivo ad una corsa di 90 km
non ho dolori muscolari. Sono arrabbiato perchè per la prima volta
potevo arrivare primo, anche se il valore della vittoria sarebbe
stato relativo. Sono desolato perchè ho lasciato la mia compagna di
team a correre 40 km da sola nei boschi.
Rifarei tutto. Da capo a piedi. Ho
visto luoghi suggestivi. incontrato bella gente (gli organizzatori
ed i volontari sono stati fantastici), e a parte un primo momento di
sconforto non ho perso la voglia di correre. Magari da solo. Magari
in montagna. Riprendo domani. Con mio figlio Federico di 5 anni. Oggi
mi ha chiesto: “Papà quando mi porti a correre nei boschi con
te?”. Come si fa a dirgli di no.
Alla Manu
Ciao Manu!
Come va? Gambe? Ginocchia?
M'avete chiesto in tanti di scrivere qualcosa sul mio blog. Ma sinceramente non mi va. Non ho voglia di scrivere di una sconfitta. Stanotte mi sono svegliato alle 2 e ho iniziato a pensare alla gara fino a quando non è stata ora di alzarmi. Magari lo farò più avanti, quando avrò smaltito la delusione.
Vorrei invece scrivere a te, innanzitutto per ringraziarti.
Questa è stata una delle esperienze più forti della mia vita, non solo sportiva.
Grazie per aver accettato di fare la gara insieme, grazie della chiaccherata in viaggio. Grazie per la forza e il coraggio che mi hai infuso prima della gara. Grazie per avermi aiutato nei momenti di crisi che ho attraversato in quelle 16 ore in cui siamo stati insieme per i boschi.
Ti scrivo anche per chiederti scusa. Scusa per non aver avuto la forza di andare avanti e per essermi arreso di fronte alle difficoltà. Scusami soprattutto per averti lasciato da sola negli ultimi 42 km. Non sai come mi sono sentito. E' stata la cosa più brutta che mi sia capitata negli ultimi tempi. Avrei fatto qualsiasi cosa per ripartire. Ho anche riprovato a riprendere dopo che tu eri andata, ma dagli sguardi dei volontari ho capito che probabilmente non sarei arrivato neanche in fondo alla strada. Era da tantissimo tempo che non piangevo. Ma il bello di queste esperienze è proprio questo, portare le proprie emozioni ad un livello che non puoi più controllare.
Quando sei partita ero sicuro che avresti concluso. E anche bene. E quando mi sono svegliato sul pavimento della palestra avevo paura che fossi già arrivata!
E' stato bellissimo vederti arrivare e vederti arrivare piangendo.
Per me è stato tutto bellissimo (meno che il ritiro).
Sei una grande persona, oltre che un'ottima runner!
Ciao Manu! Grazie. Scusa. E un abbraccio!
Nico
Come va? Gambe? Ginocchia?
M'avete chiesto in tanti di scrivere qualcosa sul mio blog. Ma sinceramente non mi va. Non ho voglia di scrivere di una sconfitta. Stanotte mi sono svegliato alle 2 e ho iniziato a pensare alla gara fino a quando non è stata ora di alzarmi. Magari lo farò più avanti, quando avrò smaltito la delusione.
Vorrei invece scrivere a te, innanzitutto per ringraziarti.
Questa è stata una delle esperienze più forti della mia vita, non solo sportiva.
Grazie per aver accettato di fare la gara insieme, grazie della chiaccherata in viaggio. Grazie per la forza e il coraggio che mi hai infuso prima della gara. Grazie per avermi aiutato nei momenti di crisi che ho attraversato in quelle 16 ore in cui siamo stati insieme per i boschi.
Ti scrivo anche per chiederti scusa. Scusa per non aver avuto la forza di andare avanti e per essermi arreso di fronte alle difficoltà. Scusami soprattutto per averti lasciato da sola negli ultimi 42 km. Non sai come mi sono sentito. E' stata la cosa più brutta che mi sia capitata negli ultimi tempi. Avrei fatto qualsiasi cosa per ripartire. Ho anche riprovato a riprendere dopo che tu eri andata, ma dagli sguardi dei volontari ho capito che probabilmente non sarei arrivato neanche in fondo alla strada. Era da tantissimo tempo che non piangevo. Ma il bello di queste esperienze è proprio questo, portare le proprie emozioni ad un livello che non puoi più controllare.
Quando sei partita ero sicuro che avresti concluso. E anche bene. E quando mi sono svegliato sul pavimento della palestra avevo paura che fossi già arrivata!
E' stato bellissimo vederti arrivare e vederti arrivare piangendo.
Per me è stato tutto bellissimo (meno che il ritiro).
Sei una grande persona, oltre che un'ottima runner!
Ciao Manu! Grazie. Scusa. E un abbraccio!
Nico
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