lunedì 28 ottobre 2013

Conero trail - terza edizione

LA GARA

Qualcuno potrebbe dire che è facile fare una gara bella in un posto come il Parco del Conero. In effetti la natura aiuta: paesaggi mozzafiato, la perfetta fusione tra mare e montagna, salite impegnative e discese tecniche adatte per un trail con la T maiuscola. Ma solo questo non basta per organizzare una bella gara. Ci vogliono le persone, con la loro umanità e professionalità. E' come per le donne belle. Non basta essere belle, bisogna avere anche la testa. E così il Conero Trail, passa da gara bella a gara magnifica. E tutto grazie ad un mix di bellezze naturali e di organizzatori preparati. Permettetemi di ricordare, tra le varie cose, il ristoro finale con pizza e coppette di gelato (oltre ad ogni altro ben di dio).

LA SQUADRA

I Never Stop Run hanno finalmente fatto una gran figura: tre atleti sul podio delle rispettive categorie e un quinto posto assoluto con Cristian Carboni, sempre più nell'olimpo dei trail runners a livello nazionale. Ma oltre alle posizioni di rilievo, mi piace sottolineare la presenza massiccia ed allegra, coronata da un premio per la terza squadra più numerosa alla manifestazione. Bravi tutti: Cristian, Tommy e Tommy, Andi, Messe, Michi, Daniele e Tamara, Gino, Raffaella e Manuela e pure io nonostante una gara così così.

LA MIA GARA
Un panettone mi ha salvato.
Le ultime parole famose prima della partenza sono state : “son 23 km...non porto gnent' io!” . E zac...arriva la crisi glicemica a tre quarti di gara con conseguente grippaggio delle gambe in salita. Fino a quel momento buonissima gara: bene le salite e benissimo – incredibile amisci! - le discese, dove non solo tengo, ma recupero una decina di posizioni, Poi il fattaccio e la rinascita grazie ad un pezzo di panettone trovato al quarto ed ultimo ristoro. Da li in poi ho pensato a salvare il salvabile e ad arrivare al traguardo.

Il POST GARA

Pranzo sociale alle 15 con la mitica carbonara di Rutulon': 200 g di spaghetti, 3 rossi d'uovo, 100g di parmigiano, 100g di pancetta, pepe, olio...tutto in una sola porzione! La parte più impegnativa di tutta la giornata!


martedì 19 marzo 2013

papà

Ho capito che essere papà è un "lavoro" duro. Non esiste un "istinto" innato come per le mamme. Passi nel giro di pochi minuti da ragazzotto pirla a uomo (sempre pirla naturalmente) e del cambiamento te ne accorgi subito. Basta prendere in mano quel cucciolo che anche tu in minima parte hai contribuito a creare. E non è un lavoro duro per le responsabilità, per le paure, per le preoccupazioni, per le attese le speranze e le delusioni che da quel momento in poi saranno le tue ma soprattutto quelle dei tuoi figli. E' un lavoro duro perchè non sei solo un papà: per i tuoi figli sei Superman, Indiana Jones, Manny l'Aggiustatutto, Alonso, Michael Jordan, Del Piero e tanti altri. Per i tuoi figli sei un mito, l'eroe imbattibile che vorrebbero diventare. E' un lavoro duro perchè TU sei l'esempio da seguire. E gli esempi non dovrebbero far cazzate. Sono diventato papà a 28 anni. La stessa età che aveva mio padre quando sono nato io. Sono passati 35 anni e per me rimane l'eroe imbattibile di quando ero piccolo. E tra i superpoteri che vorrei avere ereditato da lui, mi piacerebbe, in questo momento, avere la CapacitàDiNonArrendersiMai. Che è una cosa meno spettacolare di saper volare o sparare ragnatele, ma il mio papà non l'ha mai persa. Nemmeno quando lo hanno colpito con la Kriptonite.

venerdì 14 dicembre 2012

martedì

A volte basta un cartello stradale per rendersi conto delle cose.
E' un martedì. Sono le 13.15. Pedalo sul lungomare in direzione casa. La temperatura è di pochi gradi sopra lo zero. Sono in piedi dalle 5 per lavoro. Con la coda dell'occhio leggo “Ancona 26”. 
26 cosa? 26 passi? 26 gradi? 26 kilometri.
Kilometri...di solito non sono abituato a mettere l'unità di misura quando corro. Anzi: non siamo.
Per noi 42 km sono il “quarantesimo; 90 km il “novantesimo”, 100 km il “centesimo”. Li consideriamo alla stregua di un essere vivente. Potremmo usare la maiuscola: Quarantesimo, Novantesimo, Centesimo. Li conosciamo, questi esseri. Li rispettiamo. A volte ne abbiamo paura. Ma sono creature ormai familiari. Mi ritornano in mente le parole di un amico in un allenamento trail – ormai non ci facciamo più caso alla distanza, sembra tutto normale -.
Poi all'improvviso capisco che io ho corso per 90 kilometri. Come arrivare da casa mia a Forlì. 90 kilometri sono una distanza che a me atterrisce al pensiero di farla in auto. Mi spaventa di più arrivare in Ancona in autostrada che fare una gara in montagna di centotrenta. Anzi “Centotrenta”. Non mi sento un superuomo. E neanche un pazzo, come pensa qualcuno. A me piace sognare. E correre 8, 10, 20 ore mi fa sognare, mi fa ridere, mi fa piangere, mi fa sentire un dio e mi fa sentire un niente.
Nel 2013 diventeremo grandi Never. Anzi, siamo già Grandi. Ma lo saremo sempre di più. Perchè nella corsa non abbiamo nemici. Non corriamo per sconfiggere nessuno.
Corriamo per battere noi stessi.

Che il 2013 della corsa sia duro amici Nev. Perchè noi lo saremo di più.

giovedì 1 novembre 2012

Ecotrail di San Francesco 130 km


Non ci sono riuscito. Stavolta sono stato costretto a ritirarmi.
Eppure andava tutto bene, anzi meglio di come mi aspettavo.
Una volta ho detto che gli ultramaratoneti sono come astronauti. Adesso me li immagino su un filo da trapezista, in equilibri precario tra le mille variabili che intercorrono tra l'attesa della partenza e la meta finale. Basta un soffio di vento e si cade giù. Basta un po' di freddo e ci si ritira quando ormai il grosso era alle spalle.
Sono deluso, perchè stavo e sto bene: perchè per la prima volta il giorno successivo ad una corsa di 90 km non ho dolori muscolari. Sono arrabbiato perchè per la prima volta potevo arrivare primo, anche se il valore della vittoria sarebbe stato relativo. Sono desolato perchè ho lasciato la mia compagna di team a correre 40 km da sola nei boschi.
Rifarei tutto. Da capo a piedi. Ho visto luoghi suggestivi. incontrato bella gente (gli organizzatori ed i volontari sono stati fantastici), e a parte un primo momento di sconforto non ho perso la voglia di correre. Magari da solo. Magari in montagna. Riprendo domani. Con mio figlio Federico di 5 anni. Oggi mi ha chiesto: “Papà quando mi porti a correre nei boschi con te?”. Come si fa a dirgli di no.

Alla Manu

Ciao Manu!
Come va? Gambe? Ginocchia?
M'avete chiesto in tanti di scrivere qualcosa sul mio blog. Ma sinceramente non mi va. Non ho voglia di scrivere di una sconfitta. Stanotte mi sono svegliato alle 2 e ho iniziato a pensare alla gara fino a quando non è stata ora di alzarmi. Magari lo farò più avanti, quando avrò smaltito la delusione.
Vorrei invece scrivere a te, innanzitutto per ringraziarti.

Questa è stata una delle esperienze più forti della mia vita, non solo sportiva.
Grazie per aver accettato di fare la gara insieme, grazie della chiaccherata in viaggio. Grazie per la forza e il coraggio che mi hai infuso prima della gara. Grazie per avermi aiutato nei momenti di crisi che ho attraversato in quelle 16 ore in cui siamo stati insieme per i boschi.
Ti scrivo anche per chiederti scusa. Scusa per non aver avuto la forza di andare avanti e per essermi arreso di fronte alle difficoltà. Scusami soprattutto per averti lasciato da sola negli ultimi 42 km. Non sai come mi sono sentito. E' stata la cosa più brutta che mi sia capitata negli ultimi tempi. Avrei fatto qualsiasi cosa per ripartire. Ho anche riprovato a riprendere dopo che tu eri andata, ma dagli sguardi dei volontari ho capito che probabilmente non sarei arrivato neanche in fondo alla strada. Era da tantissimo tempo che non piangevo. Ma il bello di queste esperienze è proprio questo, portare le proprie emozioni ad un livello che non puoi più controllare.
Quando sei partita ero sicuro che avresti concluso. E anche bene. E quando mi sono svegliato sul pavimento della palestra avevo paura che fossi già arrivata!
E' stato bellissimo vederti arrivare e vederti arrivare piangendo.
Per me è stato tutto bellissimo (meno che il ritiro).
Sei una grande persona, oltre che un'ottima runner!

Ciao Manu! Grazie. Scusa. E un abbraccio!

Nico

mercoledì 10 ottobre 2012


Ecco...lo sapevo! Ci sono ricascato: 130 km con le solite ansie...Sarà la distanza più lunga percorsa da me a piedi. A breve altre news!

lunedì 26 marzo 2012

Ecotrail de Paris 2012

Ci sarebbero tante cose da raccontare di questa mia seconda partecipazione alll'Ecotrail di Parigi 80 km. 80 km sono tanti. 10 ore sone tante. Sono centomila passi. Sono novantamila battiti di un cuore normale. Potrei scrivere del prima e del dopo. Dell'emozione della partenza. Della gioia dell'arrivo. Potrei dire della fatica e delle cose negative, del mal di stomaco, dei dolori alla pancia, di una caduta, della paura di non finire. 

l'arrivo

io, Cristian, Manu e Baldo
 Invece il cervello dell'uomo è strano. Con il passare del tempo tende a ricordare solo le cose belle e ad eliminare quelle negative. A me sono bastate 24 ore. 
E allora voglio raccontarvi della gioia di una corsa massacrante che ho deciso di correre per la seconda volta in due anni. Della felicità di essere tra quei duemila folli, con tanti conoscenti, sei amici, tre compagni di squadra e la ragazza che mi sopporta da tanto ad aspettarmi al traguardo. Della bellezza dei luoghi che riempe gli occhi. Della fatica che a me da piacere e delle gambe che non ne vogliono più sapere. Voglio raccontarvi soprattutto dell'amicizia. Perchè a me, le cose che più resteranno di questa Ecotrail Pris 80 km 2012 saranno la voce rotta dall'emozione del Baldo che mi dice: “Nico ...grazie che mi ci hai fatto venire”; la telefonata di Cristian, quando mi ha comunicato che era arrivato secondo tra gli italiani e mi ha dato l'energia per fare 9 km verso la torre ad una velocità impensabile prima di ascoltare la sua voce; le lacrime della Manu sotto alla torre. Lo sguardo di Isa quando sono entrato urlando con i pugni al cielo nel rettilineo d'arrivo. E la gente che mi dava high-five durante gli ultimi 200 metri prima della scalinata verso il primo piano della torre. La telefonata di mio figlio che mi chiede “Papà, sei arrivato ottavo?”. Per un po', ho deciso: niente gare. Ma la felicità è una droga ed è difficile disintossicarsi.

Nico “Hop Hop -Din Din” Mallucci