Una passeggiata per mano con i miei genitori cantando Papaveri e papere; l'arcobaleno fuori dalla finestra della mia prima casa con mia madre, la mantide religiosa e l'aver disegnato il muro della cameretta; la lotta con i sassi alla "montagnola" quando il parco non era ancora Parco della Pace ma una distesa di fango e terra; i cartellini da arbitro di mio papà; i Togo e la macchinina di nonno Colombo e il giro sulla Fiat Mirafiori blu; i trattori alla fiera; la puntura d'ape alla "fornace"; la fabbrica di mio nonno, il frutteto e il laghetto; le tazzine di nonna Isa; il Commodore 64 di Ogan e l'Atari di Richy; il libro con le foglie insieme a mia madre; mio padre che diventa portiere in una sfida a calcetto tra adolescenti; le vacanze in montagna; la scorpacciata di mirtilli che poi mirtilli non erano con i miei fratelli; accompagnare mio fratello allo stage della nazionale di karate; la prima partita di basket vista da mio fratello Stefano; le domeniche con Andrea a vedere la Vigor; Isa, il primo bacio, la prima volta che abbiamo fatto l'amore, la prima volta che ho capito che sarebbe stato per sempre; i Momotag; il concerto dei Pink Floyd; l'ultimo esame; il concerto di Rube e Nuccio sotto l'università dopo la discussione della tesi; il caffè con Isa all'alba sul terrazzo guardando il mare; la maratona di Firenze; le maratone; le pance di Isa; la nascita di Fede; la nascita di Lori; i "ti voglio bene" dei miei figli; Fede dopo "il" canestro; Lori e Babbo Natale.
Sono fortunato
"Amo la corsa perchè è poesia. Quando sogno, sogno di essere un maratoneta" Eugenio Montale
lunedì 24 marzo 2014
mercoledì 19 marzo 2014
Io Papà
Ciao Ragazzi.Ciao Fede, ciao Lori.
Non so perchè vi scrivo questa lettera. Forse perchè sono un debole. Forse perchè sono più forte di quello che penso. Di sicuro perchè sono un sentimentale. Nel senso che credo che le emozioni non vadano represse, ma fatte esplodere, come loro vorrebbero fare.
I padri servono a tante cose e non servono a niente.
Siamo come dei bambini che mettono una barca a vela in miniatura sullo specchio d'acqua di un lago e pretendono poi di poterla riprendere quando vogliono. Invece rimaniamo sulla riva. Seduti. Magari affidando alle brezze o alle burrasche, parole di incoraggiamento e consigli. Che a volte arrivano a volte no, o a volte arrivano e vengono ignorati. Io come un bambino seduto su quella riva, vi vedo e vi vedrò navigare. Spero di avervi fatto una prora robusta, capace di resistere alle onde; delle vele maneggevoli e resistenti per virare rapidamente evitando gli ostacoli e per entrare in porti lontani dove io non ho avuto il coraggio o la fortuna di andare; spero di avervi insegnato a rimanere ben saldi al timone, anche nelle tempeste. E spero infine di avervi fatto leggere quante più carte possibili, per poter scegliere autonomamente la vostra rotta.
Farò di tutto per essere per voi sempre un porto sicuro, dove poter tornare per riposarsi, per rileggere le pagine dei vostri libri, per rivedere le immagini del nostro passato. Solo per pochi giorni. Perchè le navi sono fatte per esplorare il mondo. Non per rimanere in porto.
Non so perchè vi scrivo questa lettera. Forse perchè sono un debole. Forse perchè sono più forte di quello che penso. Di sicuro perchè sono un sentimentale. Nel senso che credo che le emozioni non vadano represse, ma fatte esplodere, come loro vorrebbero fare.
I padri servono a tante cose e non servono a niente.
Siamo come dei bambini che mettono una barca a vela in miniatura sullo specchio d'acqua di un lago e pretendono poi di poterla riprendere quando vogliono. Invece rimaniamo sulla riva. Seduti. Magari affidando alle brezze o alle burrasche, parole di incoraggiamento e consigli. Che a volte arrivano a volte no, o a volte arrivano e vengono ignorati. Io come un bambino seduto su quella riva, vi vedo e vi vedrò navigare. Spero di avervi fatto una prora robusta, capace di resistere alle onde; delle vele maneggevoli e resistenti per virare rapidamente evitando gli ostacoli e per entrare in porti lontani dove io non ho avuto il coraggio o la fortuna di andare; spero di avervi insegnato a rimanere ben saldi al timone, anche nelle tempeste. E spero infine di avervi fatto leggere quante più carte possibili, per poter scegliere autonomamente la vostra rotta.
Farò di tutto per essere per voi sempre un porto sicuro, dove poter tornare per riposarsi, per rileggere le pagine dei vostri libri, per rivedere le immagini del nostro passato. Solo per pochi giorni. Perchè le navi sono fatte per esplorare il mondo. Non per rimanere in porto.
Le mie foto su Istagram e Istaprints
Oltre a scrivere poco (e neanche molto bene), sono sempre stato attratto dalla fotografia. Istagram (e gli smartphone) mi ha dato la possibilità di avere uno strumento sempre pronto ed una piattaforma sulla quale condividere i miei scatti. Senza pretese, a volte immagini bloccate da una giornata di lavoro o in famiglia, queste foto descrivono senza velleità artistiche, le mie giornate. Gocce della mia vita.
venerdì 14 marzo 2014
Le mie parole
Raramente ho pubblicato scritti di altri su questo blog. Forse, a memoria solo due. Questa se non ho sbagliato il conto è la terza. Per me sono le parole di un poeta. Uno di quelli con la P maiuscola, che ha avuto dalla sua la fortuna di essere anche musicista.
Sono parole che vorrei aver digitato io sulla tastiera, o scritto con quel mozzicone di matita con il quale scrivevo i testi delle canzoni del mio gruppo. E comunque, le parole sono una delle cose più belle del creato.
SAMUELE BERSANI - LE MIE PAROLE
Le mie parole sono sassi
precisi aguzzi pronti da scagliare
su facce vulnerabili e indifese
sono nuvole sospese
gonfie di sottointesi
che accendono negli occhi infinite attese
sono gocce preziose indimenticate
a lungo spasimate e poi centellinate, sono frecce infuocate che il vento o la fortuna sanno indirizzare
Sono lampi dentro a un pozzo, cupo e abbandonato
un viso sordo e muto che l'amore ha illuminato
sono foglie cadute
promesse dovute
che il tempo ti perdoni per averle pronunciate
sono note stonate
sul foglio capitate per sbaglio
tracciate e poi dimenticate
le parole che ho detto, oppure ho creduto di dire
lo ammetto
strette tra i denti
passate, ricorrenti
inaspettate, sentite o sognate...
Le mie parole son capriole
palle di neve al sole
razzi incandescenti prima di scoppiare
sono giocattoli e zanzare, sabbia da ammucchiare
piccoli divieti a cui disobbedire
sono andate a dormire sorprese da un dolore profondo
che non mi riesce di spiegare
fanno come gli pare
si perdono al buio per poi ritornare
Sono notti interminate, scoppi di risate
facce sopraesposte per il troppo sole
sono questo le parole
dolci o rancorose
piene di rispetto oppure indecorose
Sono mio padre e mia madre
un bacio a testa prima del sonno
un altro prima di partire
le parole che ho detto e chissà quante ancora devono venire...
strette tra i denti
risparmiano i presenti
immaginate, sentite o sognate
spade, fendenti
al buio sospirate, perdonate
da un palmo soffiate
Sono parole che vorrei aver digitato io sulla tastiera, o scritto con quel mozzicone di matita con il quale scrivevo i testi delle canzoni del mio gruppo. E comunque, le parole sono una delle cose più belle del creato.
SAMUELE BERSANI - LE MIE PAROLE
Le mie parole sono sassi
precisi aguzzi pronti da scagliare
su facce vulnerabili e indifese
sono nuvole sospese
gonfie di sottointesi
che accendono negli occhi infinite attese
sono gocce preziose indimenticate
a lungo spasimate e poi centellinate, sono frecce infuocate che il vento o la fortuna sanno indirizzare
Sono lampi dentro a un pozzo, cupo e abbandonato
un viso sordo e muto che l'amore ha illuminato
sono foglie cadute
promesse dovute
che il tempo ti perdoni per averle pronunciate
sono note stonate
sul foglio capitate per sbaglio
tracciate e poi dimenticate
le parole che ho detto, oppure ho creduto di dire
lo ammetto
strette tra i denti
passate, ricorrenti
inaspettate, sentite o sognate...
Le mie parole son capriole
palle di neve al sole
razzi incandescenti prima di scoppiare
sono giocattoli e zanzare, sabbia da ammucchiare
piccoli divieti a cui disobbedire
sono andate a dormire sorprese da un dolore profondo
che non mi riesce di spiegare
fanno come gli pare
si perdono al buio per poi ritornare
Sono notti interminate, scoppi di risate
facce sopraesposte per il troppo sole
sono questo le parole
dolci o rancorose
piene di rispetto oppure indecorose
Sono mio padre e mia madre
un bacio a testa prima del sonno
un altro prima di partire
le parole che ho detto e chissà quante ancora devono venire...
strette tra i denti
risparmiano i presenti
immaginate, sentite o sognate
spade, fendenti
al buio sospirate, perdonate
da un palmo soffiate
lunedì 10 marzo 2014
We can be heroes, just for one day.
Qualcuno mi chiede perchè corro per tante ore di seguito. Per questo. We can be heroes, just for one day.
mercoledì 5 marzo 2014
Ultramarathon Terre di Siena - 50 km - 2 maggio 2014
L'emozione di finire una gara è sempre tanta. Stavolta ha raggiunto quasi i miei massimi: era da tanto che non correvo per più di 30 km e non ero sicuro di riuscire a concludere questa piccola "impresa" (lo so ...è tutto relativo...).
Parto con Cristian Carboni, amico e compagno di squadra che si è lasciato trascinare volentieri in questa avventura, visto che sta preparando Il Passatore.
Dormiamo a Siena a poco dalla partenza e la sera prima della gara, approfittiamo per fare un giro in centro pregustando i 2/3 km che ci porteranno in Piazza del Campo.
Il giorno dopo l'autobus ci porta a San Gimignano. Meravigliosa. Alle 9 si parte. Dal centro storico si entra nella campagna toscana. Le torri di San Gimignano ci seguono. Poi, piano piano, scompaiono dietro alle colline. La gara procede bene, incontro compagni di strada sempre nuovi. Non ho il gps. Seguo i km dai cartelli posizionati ogni 5 km. Al 20simo km un corridore mi dice che stiamo andando a 4'54''al km. Troppo forte, ma vado bene e non mi sono reso conto di nulla. Il percorso è duro, con salite corribili ma lunghe, o brevi e ripide. Passiamo Colle Val D'Elsa di slancio e arriviamo al castello di Monteriggioni. Bellissimo. La fatica si sente: la salita al castello è stata dura. Al 32simo ho una crisi. In salita cammino, ma comunque corro sia in pianura che in discesa. Al quarantesimo km c'è una altra salita: mi ricordo l'altimetria e dovrebbe essere l'ultima, prima dell'arrivo a Siena. La testa ritrova l'equilibrio, le gambe ritrovano la forza per correre. Ci siamo. Mancano 10 km ma so che ormai ho vinto: arriverò in Piazza del Campo. Non so quanto tempo è passato dallo start. Mi vengono in mente tantissime cose. A cosa pensa un uomo mentre corre 4/5/6 ore? A niente e a tutto. A mia moglie, stavolta più delle altre volte. Ai miei figli. Ai miei familiari, a qualche amico, alla musica, al lavoro, alle cose più disparate. I pensieri si rincorrono e i passi mangiano la striscia di strada che si dipana sotto le scarpe. Arrivo alla porta che segna l'ingresso a Siena. Passo in mezzo a turisti indifferenti e a qualche curioso che ti guarda tra l'ammirato e lo sconcertato:" cinquanta km?!? Oi ma son pazzi!". Poi una ragazza mi applaude. L'emozione mi riempe il corpo dalle scarpe ai capelli. Poi anche un gruppo di giapponesi mi incita. Arrivo all'ultima strada prima dell'arrivo recupero il telefono e chiamo Isa. La mia famiglia non è potuta venire ma voglio comunque condividere la mia gioia con loro. Arrivo in piazza. La gente applaude. Sono veramente felice. Felice di esserci riuscito ancora una volta. Felice di aver fatto un buon tempo piazzandomi a metà classifica di una gara dura. Lo speaker mi ferma per una intervista e mi dice che Cristian è terzo assoluto. Grande. Riparto di corsa, lo vedo e lo prendo in braccio per portarlo in trionfo. Due metri però. Sono cotto! Cotto ma felice ed emozionato per Cristian. Se lo merita proprio: una ragazzo umile ma determinato, che finalmente ha trovato la sua ricetta per diventare uno dei più forti.
E' stata difficile e molto faticoso. Ma l'ultramaratona non è un pranzo di gala.
Parto con Cristian Carboni, amico e compagno di squadra che si è lasciato trascinare volentieri in questa avventura, visto che sta preparando Il Passatore.
Dormiamo a Siena a poco dalla partenza e la sera prima della gara, approfittiamo per fare un giro in centro pregustando i 2/3 km che ci porteranno in Piazza del Campo.
Il giorno dopo l'autobus ci porta a San Gimignano. Meravigliosa. Alle 9 si parte. Dal centro storico si entra nella campagna toscana. Le torri di San Gimignano ci seguono. Poi, piano piano, scompaiono dietro alle colline. La gara procede bene, incontro compagni di strada sempre nuovi. Non ho il gps. Seguo i km dai cartelli posizionati ogni 5 km. Al 20simo km un corridore mi dice che stiamo andando a 4'54''al km. Troppo forte, ma vado bene e non mi sono reso conto di nulla. Il percorso è duro, con salite corribili ma lunghe, o brevi e ripide. Passiamo Colle Val D'Elsa di slancio e arriviamo al castello di Monteriggioni. Bellissimo. La fatica si sente: la salita al castello è stata dura. Al 32simo ho una crisi. In salita cammino, ma comunque corro sia in pianura che in discesa. Al quarantesimo km c'è una altra salita: mi ricordo l'altimetria e dovrebbe essere l'ultima, prima dell'arrivo a Siena. La testa ritrova l'equilibrio, le gambe ritrovano la forza per correre. Ci siamo. Mancano 10 km ma so che ormai ho vinto: arriverò in Piazza del Campo. Non so quanto tempo è passato dallo start. Mi vengono in mente tantissime cose. A cosa pensa un uomo mentre corre 4/5/6 ore? A niente e a tutto. A mia moglie, stavolta più delle altre volte. Ai miei figli. Ai miei familiari, a qualche amico, alla musica, al lavoro, alle cose più disparate. I pensieri si rincorrono e i passi mangiano la striscia di strada che si dipana sotto le scarpe. Arrivo alla porta che segna l'ingresso a Siena. Passo in mezzo a turisti indifferenti e a qualche curioso che ti guarda tra l'ammirato e lo sconcertato:" cinquanta km?!? Oi ma son pazzi!". Poi una ragazza mi applaude. L'emozione mi riempe il corpo dalle scarpe ai capelli. Poi anche un gruppo di giapponesi mi incita. Arrivo all'ultima strada prima dell'arrivo recupero il telefono e chiamo Isa. La mia famiglia non è potuta venire ma voglio comunque condividere la mia gioia con loro. Arrivo in piazza. La gente applaude. Sono veramente felice. Felice di esserci riuscito ancora una volta. Felice di aver fatto un buon tempo piazzandomi a metà classifica di una gara dura. Lo speaker mi ferma per una intervista e mi dice che Cristian è terzo assoluto. Grande. Riparto di corsa, lo vedo e lo prendo in braccio per portarlo in trionfo. Due metri però. Sono cotto! Cotto ma felice ed emozionato per Cristian. Se lo merita proprio: una ragazzo umile ma determinato, che finalmente ha trovato la sua ricetta per diventare uno dei più forti.E' stata difficile e molto faticoso. Ma l'ultramaratona non è un pranzo di gala.
lunedì 27 gennaio 2014
Trail Ronda Valligiana - -Castiglion Fiorentino 27 km
Non faccio gare da un pò, e le ultime due (mezza di Senigallia e Conero Trail) non è che siano andate benissimo. Un po' di tensione c'è, ma è stemperata dal fatto che le mia mente è impegnata nella piccola "avventura" di dormire nel mio Vw t4 senza riscaldamento, con la temperatura esterna che scenderà quasi certamente sotto lo zero.
Partiamo sabato. Con me ci sono Teo e Giacomo. L'altra auto trasporta Cristian, Mick e il Messe. Noi arriviamo prima, mangiamo al pasta parti dell'organizzazione e ritiriamo i pettorali per tutti. Porto i miei compagni in albergo e ritorno al parcheggio del palazzo dello sport, dove domani partirà e arriverà la gara. Mi preparo per la notte: ho lavandino, wc, sacco a pelo e coperta. Libro e rivista. Metto la sveglia alle 6.15.
Fuori il termometro scende a -3, dentro siamo intorno ai 4/5 gradi. Ma dentro il sacco si sta benissimo e dormo come un bambino tutta la notte. Anzi di piu'! Sto talmente bene che non sento la sveglia! Sono le 7 quando una macchina parcheggia di fianco a me e mi sveglio con 1 ora di ritardo. Vabbè tanto si parte alle 8. Fuori dal sacco a pelo è freddino. Accendo il gas per un pentolino per il the e preparo biscotti e miele. Alle 7.40 sono fuori e aspetto i miei compagni di squadra per la spunta dei pettorali e per qualche foto. Alle 8 si va! Ho deciso che voglio fare la gara senza mai andare oltre la soglia della fatica, magari allungando un pò dopo l'ultimo ristoro. Devo imparare a gestirmi per il mezzo ironman di maggio. Parto piano e rimango bloccato dopo 2 km quando la strada sale con un single trek tipido. tutti in fila, ma i posti e i passaggi sono magnifici. La salita è dura e complice anche il fango riesco a superare qualcuno solo dove la strada spiana. Intanto mi riempo gli occhi e l'anima dei paesaggi dell'Appennino. La gara procede, incontro volontari ai check point e ai ristori. Tutti gentilissimi. Davanti a me qualcuno sbaglia strada, ma è una distrazione perchè il balisaggio è fatto alla perfezione. Alcune discese su pietraia mi fanno perdere tempo: non son capace e ho paura di volare in terra. Freddo, fango, persone che corrono. Poi all'improvviso rimango solo. Nessuno davanti, nessuno dietro. Per 10 minuti sono "solo" con la natura: foglie alberi vento nuvole cielo e il rumore dei miei passi che cambia a seconda che calpesti foglie, fango, roccia. Ai ristori ci si raggruppa un pò, ma io decido di farli rapidi: sono 27 km non ho molto da chiedere in fatto di liquidi e alimenti. Al bivio per la 27 cambia l'orizzonte: una discesa facile e soleggiata si apre davanti alle mie gambe. Passiamo colline coltivate ad olivi e borghi medioevali. Dopo l'ultimo ristoro (circa al 19 simo km) decido di accelerare un pò. Il finale e un lungo "dritto" sull'argine di un fiume. La testa c'è. Le gambe un pò meno. Non mi fermo mai di correre. In fondo, sono o non sono un NEVER STOP RUN? A poche centinaia di metri dalla fine riprendo Giacomo ed arriviamo al traguardo divisi a pochi secondi l'uno dall'altro con un tempo di 3 ore e 23 minuti. Cristian è ottavo; Matteo sotto le 3 ore; Mick e Messe sotto le 4 ore. Sono soddisfatto. Potevo fare di piu', ma era quello che volevo dire al traguardo: mi sono gestito bene e lo prendo come un bell'allenamento per il mezzo Im di Rimini.
Alla fine doccia e spettacolare pasta party, con porchetta in abbondanza per tutti!
Rientriamo tutti soddisfatti verso Senigallia.
Bravi i Never (al secondo posto come punteggio di tappa per la classifica IUTA); bravissimi gli organizzatori.
Partiamo sabato. Con me ci sono Teo e Giacomo. L'altra auto trasporta Cristian, Mick e il Messe. Noi arriviamo prima, mangiamo al pasta parti dell'organizzazione e ritiriamo i pettorali per tutti. Porto i miei compagni in albergo e ritorno al parcheggio del palazzo dello sport, dove domani partirà e arriverà la gara. Mi preparo per la notte: ho lavandino, wc, sacco a pelo e coperta. Libro e rivista. Metto la sveglia alle 6.15.
Fuori il termometro scende a -3, dentro siamo intorno ai 4/5 gradi. Ma dentro il sacco si sta benissimo e dormo come un bambino tutta la notte. Anzi di piu'! Sto talmente bene che non sento la sveglia! Sono le 7 quando una macchina parcheggia di fianco a me e mi sveglio con 1 ora di ritardo. Vabbè tanto si parte alle 8. Fuori dal sacco a pelo è freddino. Accendo il gas per un pentolino per il the e preparo biscotti e miele. Alle 7.40 sono fuori e aspetto i miei compagni di squadra per la spunta dei pettorali e per qualche foto. Alle 8 si va! Ho deciso che voglio fare la gara senza mai andare oltre la soglia della fatica, magari allungando un pò dopo l'ultimo ristoro. Devo imparare a gestirmi per il mezzo ironman di maggio. Parto piano e rimango bloccato dopo 2 km quando la strada sale con un single trek tipido. tutti in fila, ma i posti e i passaggi sono magnifici. La salita è dura e complice anche il fango riesco a superare qualcuno solo dove la strada spiana. Intanto mi riempo gli occhi e l'anima dei paesaggi dell'Appennino. La gara procede, incontro volontari ai check point e ai ristori. Tutti gentilissimi. Davanti a me qualcuno sbaglia strada, ma è una distrazione perchè il balisaggio è fatto alla perfezione. Alcune discese su pietraia mi fanno perdere tempo: non son capace e ho paura di volare in terra. Freddo, fango, persone che corrono. Poi all'improvviso rimango solo. Nessuno davanti, nessuno dietro. Per 10 minuti sono "solo" con la natura: foglie alberi vento nuvole cielo e il rumore dei miei passi che cambia a seconda che calpesti foglie, fango, roccia. Ai ristori ci si raggruppa un pò, ma io decido di farli rapidi: sono 27 km non ho molto da chiedere in fatto di liquidi e alimenti. Al bivio per la 27 cambia l'orizzonte: una discesa facile e soleggiata si apre davanti alle mie gambe. Passiamo colline coltivate ad olivi e borghi medioevali. Dopo l'ultimo ristoro (circa al 19 simo km) decido di accelerare un pò. Il finale e un lungo "dritto" sull'argine di un fiume. La testa c'è. Le gambe un pò meno. Non mi fermo mai di correre. In fondo, sono o non sono un NEVER STOP RUN? A poche centinaia di metri dalla fine riprendo Giacomo ed arriviamo al traguardo divisi a pochi secondi l'uno dall'altro con un tempo di 3 ore e 23 minuti. Cristian è ottavo; Matteo sotto le 3 ore; Mick e Messe sotto le 4 ore. Sono soddisfatto. Potevo fare di piu', ma era quello che volevo dire al traguardo: mi sono gestito bene e lo prendo come un bell'allenamento per il mezzo Im di Rimini.
Alla fine doccia e spettacolare pasta party, con porchetta in abbondanza per tutti!
Rientriamo tutti soddisfatti verso Senigallia.
Bravi i Never (al secondo posto come punteggio di tappa per la classifica IUTA); bravissimi gli organizzatori.
Giacomo, Cristian e il sottoscritto subito dopo aver tagliato il traguardo
sabato 25 gennaio 2014
Ho deciso. Voglio scrivere di più su questo diario virtuale . La scelta è dettata dal fatto che mi sono stancato dei social come Facebook. Mi sono reso conto che non mi interessa quello che pubblicano gli altri, e credo che lo stesso valga anche da parte loro nei miei confronti. Se ho voglia di sapere, chiedo. Non voglio sbattere in faccia pensieri e situazioni. Quindi chi vuole sapere quello che penso (un po' di quello che penso...), può sfogliare le pagine di questo blog. Penso di sentirmi anche più libero di scrivere e di esprimere opinioni. Fb servirà solo per lavoro e per tenere rapporti con le persone che non hanno altri mezzi per contattarmi. Ci sentiamo presto!
Nicola
Nicola
lunedì 4 novembre 2013
Ci sono strane alchimie grazie alle quali, in rari casi, uno sport individuale viene vissuto e condiviso con la stessa passione che si ritrova negli sport di gruppo. E questo spirito io lo ritrovo ogni volta che incontro i miei compagni di squadra dei Never Stop Run. Oggi eravamo tanti, abbiamo fatto sport differenti, ma alla fine è stato come se tutti fossimo stati sui sentieri o sui pedali insieme a quelli che non c'erano. Grazie a tutti ragazzi!
lunedì 28 ottobre 2013
Conero trail - terza edizione
LA GARA
Qualcuno potrebbe dire che è facile
fare una gara bella in un posto come il Parco del Conero. In effetti
la natura aiuta: paesaggi mozzafiato, la perfetta fusione tra mare e
montagna, salite impegnative e discese tecniche adatte per un trail
con la T maiuscola. Ma solo questo non basta per organizzare una
bella gara. Ci vogliono le persone, con la loro umanità e
professionalità. E' come per le donne belle. Non basta essere belle,
bisogna avere anche la testa. E così il Conero Trail, passa da gara
bella a gara magnifica. E tutto grazie ad un mix di bellezze naturali
e di organizzatori preparati. Permettetemi di ricordare, tra le varie
cose, il ristoro finale con pizza e coppette di gelato (oltre ad ogni
altro ben di dio).
LA SQUADRA
I Never Stop Run hanno finalmente fatto
una gran figura: tre atleti sul podio delle rispettive categorie e un
quinto posto assoluto con Cristian Carboni, sempre più nell'olimpo
dei trail runners a livello nazionale. Ma oltre alle posizioni di
rilievo, mi piace sottolineare la presenza massiccia ed allegra, coronata da un premio per la terza squadra più numerosa alla
manifestazione. Bravi tutti: Cristian, Tommy e Tommy, Andi, Messe,
Michi, Daniele e Tamara, Gino, Raffaella e Manuela e pure io
nonostante una gara così così.
LA MIA GARA
Un panettone mi ha salvato.
Le ultime parole famose prima della
partenza sono state : “son 23 km...non porto gnent' io!” . E
zac...arriva la crisi glicemica a tre quarti di gara con conseguente
grippaggio delle gambe in salita. Fino a quel momento buonissima
gara: bene le salite e benissimo – incredibile amisci! - le
discese, dove non solo tengo, ma recupero una decina di posizioni,
Poi il fattaccio e la rinascita grazie ad un pezzo di panettone
trovato al quarto ed ultimo ristoro. Da li in poi ho pensato a
salvare il salvabile e ad arrivare al traguardo.
Il POST GARA
Pranzo
sociale alle 15 con la mitica carbonara di Rutulon': 200
g di spaghetti, 3 rossi d'uovo, 100g di parmigiano, 100g di pancetta,
pepe, olio...tutto in una sola porzione! La parte più
impegnativa di tutta la giornata!
martedì 19 marzo 2013
papà
Ho capito che essere papà è un "lavoro" duro. Non esiste un "istinto" innato come per le mamme. Passi nel giro di pochi minuti da ragazzotto pirla a uomo (sempre pirla naturalmente) e del cambiamento te ne accorgi subito. Basta prendere in mano quel cucciolo che anche tu in minima parte hai contribuito a creare. E non è un lavoro duro per le responsabilità, per le paure, per le preoccupazioni, per le attese le speranze e le delusioni che da quel momento in poi saranno le tue ma soprattutto quelle dei tuoi figli. E' un lavoro duro perchè non sei solo un papà: per i tuoi figli sei Superman, Indiana Jones, Manny l'Aggiustatutto, Alonso, Michael Jordan, Del Piero e tanti altri. Per i tuoi figli sei un mito, l'eroe imbattibile che vorrebbero diventare. E' un lavoro duro perchè TU sei l'esempio da seguire. E gli esempi non dovrebbero far cazzate. Sono diventato papà a 28 anni. La stessa età che aveva mio padre quando sono nato io. Sono passati 35 anni e per me rimane l'eroe imbattibile di quando ero piccolo. E tra i superpoteri che vorrei avere ereditato da lui, mi piacerebbe, in questo momento, avere la CapacitàDiNonArrendersiMai. Che è una cosa meno spettacolare di saper volare o sparare ragnatele, ma il mio papà non l'ha mai persa. Nemmeno quando lo hanno colpito con la Kriptonite.
venerdì 14 dicembre 2012
martedì
A volte basta un cartello stradale per rendersi conto delle cose.
E' un martedì. Sono le 13.15. Pedalo sul lungomare in direzione casa. La temperatura è di pochi gradi sopra lo zero. Sono in piedi dalle 5 per lavoro. Con la coda dell'occhio leggo “Ancona 26”.
26 cosa? 26 passi? 26 gradi? 26 kilometri.
E' un martedì. Sono le 13.15. Pedalo sul lungomare in direzione casa. La temperatura è di pochi gradi sopra lo zero. Sono in piedi dalle 5 per lavoro. Con la coda dell'occhio leggo “Ancona 26”.
26 cosa? 26 passi? 26 gradi? 26 kilometri.
Kilometri...di solito non sono abituato a mettere l'unità di misura quando corro. Anzi: non siamo.
Per noi 42 km sono il “quarantesimo; 90 km il “novantesimo”, 100 km il “centesimo”. Li consideriamo alla stregua di un essere vivente. Potremmo usare la maiuscola: Quarantesimo, Novantesimo, Centesimo. Li conosciamo, questi esseri. Li rispettiamo. A volte ne abbiamo paura. Ma sono creature ormai familiari. Mi ritornano in mente le parole di un amico in un allenamento trail – ormai non ci facciamo più caso alla distanza, sembra tutto normale -.
Poi all'improvviso capisco che io ho corso per 90 kilometri. Come arrivare da casa mia a Forlì. 90 kilometri sono una distanza che a me atterrisce al pensiero di farla in auto. Mi spaventa di più arrivare in Ancona in autostrada che fare una gara in montagna di centotrenta. Anzi “Centotrenta”. Non mi sento un superuomo. E neanche un pazzo, come pensa qualcuno. A me piace sognare. E correre 8, 10, 20 ore mi fa sognare, mi fa ridere, mi fa piangere, mi fa sentire un dio e mi fa sentire un niente.
Nel 2013 diventeremo grandi Never. Anzi, siamo già Grandi. Ma lo saremo sempre di più. Perchè nella corsa non abbiamo nemici. Non corriamo per sconfiggere nessuno.
Corriamo per battere noi stessi.
Che il 2013 della corsa sia duro amici Nev. Perchè noi lo saremo di più.
Per noi 42 km sono il “quarantesimo; 90 km il “novantesimo”, 100 km il “centesimo”. Li consideriamo alla stregua di un essere vivente. Potremmo usare la maiuscola: Quarantesimo, Novantesimo, Centesimo. Li conosciamo, questi esseri. Li rispettiamo. A volte ne abbiamo paura. Ma sono creature ormai familiari. Mi ritornano in mente le parole di un amico in un allenamento trail – ormai non ci facciamo più caso alla distanza, sembra tutto normale -.
Poi all'improvviso capisco che io ho corso per 90 kilometri. Come arrivare da casa mia a Forlì. 90 kilometri sono una distanza che a me atterrisce al pensiero di farla in auto. Mi spaventa di più arrivare in Ancona in autostrada che fare una gara in montagna di centotrenta. Anzi “Centotrenta”. Non mi sento un superuomo. E neanche un pazzo, come pensa qualcuno. A me piace sognare. E correre 8, 10, 20 ore mi fa sognare, mi fa ridere, mi fa piangere, mi fa sentire un dio e mi fa sentire un niente.
Nel 2013 diventeremo grandi Never. Anzi, siamo già Grandi. Ma lo saremo sempre di più. Perchè nella corsa non abbiamo nemici. Non corriamo per sconfiggere nessuno.
Corriamo per battere noi stessi.
Che il 2013 della corsa sia duro amici Nev. Perchè noi lo saremo di più.
giovedì 1 novembre 2012
Ecotrail di San Francesco 130 km
Non ci sono riuscito. Stavolta sono
stato costretto a ritirarmi.
Eppure andava tutto bene, anzi meglio
di come mi aspettavo.
Una volta ho detto che gli
ultramaratoneti sono come astronauti. Adesso me li immagino su un
filo da trapezista, in equilibri precario tra le mille variabili che
intercorrono tra l'attesa della partenza e la meta finale. Basta un
soffio di vento e si cade giù. Basta un po' di freddo e ci si ritira
quando ormai il grosso era alle spalle.
Sono deluso, perchè stavo e sto bene:
perchè per la prima volta il giorno successivo ad una corsa di 90 km
non ho dolori muscolari. Sono arrabbiato perchè per la prima volta
potevo arrivare primo, anche se il valore della vittoria sarebbe
stato relativo. Sono desolato perchè ho lasciato la mia compagna di
team a correre 40 km da sola nei boschi.
Rifarei tutto. Da capo a piedi. Ho
visto luoghi suggestivi. incontrato bella gente (gli organizzatori
ed i volontari sono stati fantastici), e a parte un primo momento di
sconforto non ho perso la voglia di correre. Magari da solo. Magari
in montagna. Riprendo domani. Con mio figlio Federico di 5 anni. Oggi
mi ha chiesto: “Papà quando mi porti a correre nei boschi con
te?”. Come si fa a dirgli di no.
Alla Manu
Ciao Manu!
Come va? Gambe? Ginocchia?
M'avete chiesto in tanti di scrivere qualcosa sul mio blog. Ma sinceramente non mi va. Non ho voglia di scrivere di una sconfitta. Stanotte mi sono svegliato alle 2 e ho iniziato a pensare alla gara fino a quando non è stata ora di alzarmi. Magari lo farò più avanti, quando avrò smaltito la delusione.
Vorrei invece scrivere a te, innanzitutto per ringraziarti.
Questa è stata una delle esperienze più forti della mia vita, non solo sportiva.
Grazie per aver accettato di fare la gara insieme, grazie della chiaccherata in viaggio. Grazie per la forza e il coraggio che mi hai infuso prima della gara. Grazie per avermi aiutato nei momenti di crisi che ho attraversato in quelle 16 ore in cui siamo stati insieme per i boschi.
Ti scrivo anche per chiederti scusa. Scusa per non aver avuto la forza di andare avanti e per essermi arreso di fronte alle difficoltà. Scusami soprattutto per averti lasciato da sola negli ultimi 42 km. Non sai come mi sono sentito. E' stata la cosa più brutta che mi sia capitata negli ultimi tempi. Avrei fatto qualsiasi cosa per ripartire. Ho anche riprovato a riprendere dopo che tu eri andata, ma dagli sguardi dei volontari ho capito che probabilmente non sarei arrivato neanche in fondo alla strada. Era da tantissimo tempo che non piangevo. Ma il bello di queste esperienze è proprio questo, portare le proprie emozioni ad un livello che non puoi più controllare.
Quando sei partita ero sicuro che avresti concluso. E anche bene. E quando mi sono svegliato sul pavimento della palestra avevo paura che fossi già arrivata!
E' stato bellissimo vederti arrivare e vederti arrivare piangendo.
Per me è stato tutto bellissimo (meno che il ritiro).
Sei una grande persona, oltre che un'ottima runner!
Ciao Manu! Grazie. Scusa. E un abbraccio!
Nico
Come va? Gambe? Ginocchia?
M'avete chiesto in tanti di scrivere qualcosa sul mio blog. Ma sinceramente non mi va. Non ho voglia di scrivere di una sconfitta. Stanotte mi sono svegliato alle 2 e ho iniziato a pensare alla gara fino a quando non è stata ora di alzarmi. Magari lo farò più avanti, quando avrò smaltito la delusione.
Vorrei invece scrivere a te, innanzitutto per ringraziarti.
Questa è stata una delle esperienze più forti della mia vita, non solo sportiva.
Grazie per aver accettato di fare la gara insieme, grazie della chiaccherata in viaggio. Grazie per la forza e il coraggio che mi hai infuso prima della gara. Grazie per avermi aiutato nei momenti di crisi che ho attraversato in quelle 16 ore in cui siamo stati insieme per i boschi.
Ti scrivo anche per chiederti scusa. Scusa per non aver avuto la forza di andare avanti e per essermi arreso di fronte alle difficoltà. Scusami soprattutto per averti lasciato da sola negli ultimi 42 km. Non sai come mi sono sentito. E' stata la cosa più brutta che mi sia capitata negli ultimi tempi. Avrei fatto qualsiasi cosa per ripartire. Ho anche riprovato a riprendere dopo che tu eri andata, ma dagli sguardi dei volontari ho capito che probabilmente non sarei arrivato neanche in fondo alla strada. Era da tantissimo tempo che non piangevo. Ma il bello di queste esperienze è proprio questo, portare le proprie emozioni ad un livello che non puoi più controllare.
Quando sei partita ero sicuro che avresti concluso. E anche bene. E quando mi sono svegliato sul pavimento della palestra avevo paura che fossi già arrivata!
E' stato bellissimo vederti arrivare e vederti arrivare piangendo.
Per me è stato tutto bellissimo (meno che il ritiro).
Sei una grande persona, oltre che un'ottima runner!
Ciao Manu! Grazie. Scusa. E un abbraccio!
Nico
mercoledì 10 ottobre 2012
lunedì 26 marzo 2012
Ecotrail de Paris 2012
Ci sarebbero tante cose da raccontare di questa mia seconda partecipazione alll'Ecotrail di Parigi 80 km. 80 km sono tanti. 10 ore sone tante. Sono centomila passi. Sono novantamila battiti di un cuore normale. Potrei scrivere del prima e del dopo. Dell'emozione della partenza. Della gioia dell'arrivo. Potrei dire della fatica e delle cose negative, del mal di stomaco, dei dolori alla pancia, di una caduta, della paura di non finire.
l'arrivo ![]() |
| io, Cristian, Manu e Baldo |
E allora voglio raccontarvi della gioia di una corsa massacrante che ho deciso di correre per la seconda volta in due anni. Della felicità di essere tra quei duemila folli, con tanti conoscenti, sei amici, tre compagni di squadra e la ragazza che mi sopporta da tanto ad aspettarmi al traguardo. Della bellezza dei luoghi che riempe gli occhi. Della fatica che a me da piacere e delle gambe che non ne vogliono più sapere. Voglio raccontarvi soprattutto dell'amicizia. Perchè a me, le cose che più resteranno di questa Ecotrail Pris 80 km 2012 saranno la voce rotta dall'emozione del Baldo che mi dice: “Nico ...grazie che mi ci hai fatto venire”; la telefonata di Cristian, quando mi ha comunicato che era arrivato secondo tra gli italiani e mi ha dato l'energia per fare 9 km verso la torre ad una velocità impensabile prima di ascoltare la sua voce; le lacrime della Manu sotto alla torre. Lo sguardo di Isa quando sono entrato urlando con i pugni al cielo nel rettilineo d'arrivo. E la gente che mi dava high-five durante gli ultimi 200 metri prima della scalinata verso il primo piano della torre. La telefonata di mio figlio che mi chiede “Papà, sei arrivato ottavo?”. Per un po', ho deciso: niente gare. Ma la felicità è una droga ed è difficile disintossicarsi.
Nico “Hop Hop -Din Din” Mallucci
giovedì 16 febbraio 2012
Ciao Ross
Qualche giorno fa mio figlio mi ha detto: “ma quando io sarò come te, i nonni ci saranno ancora? Io non voglio che vadano in cielo”. E io, che non sono credente, ho cercato di spiegare ad un bimbo di quasi 5 anni cosa succede secondo me.
Fede, quando noi moriamo, non è che non ci siamo più. Diventiamo terra e poi su quella terra nasceranno fiori. E i fiori saranno così belli che ti ricorderanno le persone a cui vuoi bene.
“Ma anche i fiori muoiono papà”. E i fiori diventeranno di nuovo terra, acqua, montagne, mare, animali, stelle e tutto ciò che ti fermerai ad osservare.
E pi ho pensato – ma non l'ho detto – che dovranno imparare a godersi il viaggio, ad assaporare gli attimi a godere delle piccole cose.
E poi ho pensato – ma non l'ho detto – che per me la corsa e la vita sono simili, perchè il bello non sta nel tagliare il traguardo, ma nel mettere un piede dopo l'altro e godersi il cammino.
Ciao Ross.
sabato 21 gennaio 2012
Never + Sport&Travel
Vi lascio il link apparso sul sito di Sport&Travel, la società alla quale i Never si sono uniti per dar vita ad un 2012....super!!!
I nuovi amici Never!
I nuovi amici Never!
lunedì 9 gennaio 2012
Trail del Poggiolo , ovvero “la vita è tutta un bivio” (sopra la follia)
Trail del Poggiolo. Che? Dove? Quando? Ok. Si va.
La follia.
![]() |
| La famiglia Never: da sx Tommy-Io-Claudiao-Cristian-Mik |
Secondo voi 5 baldi giovani con mogli e figli a casa possono partire per andare a fare una gara, in una località sconosciuta, senza aver visto e trovato altimetria e percorso e soprattutto senza allenamento? La risposta è SI. Naturalmente se a sponsorizzare la gara è Miticojane!
Sveglia ore 5.15 e partenza alle 6.00. Due ore di autostrada accompagnati da una luna tonda come una forma di gruviera che farebbe impazzire di gioia il fratello scemo di Ratatouille e 40 minuti smarriti sui monti in strade tortuose come il ragionamento del ministro dell'economia quando spiega la manovra. Risultato: mal d'auto e gambe a pezzi prima di partire.
Poi, quando meno te l'aspetti, dagli alberi emerge un casolare. E dal casolare delle compaiono delle auto. E dalle auto fanno capolino trailrunners infreddoliti. Tanti. Più di 200. Vestiti dalla canotta al Moncler incuranti e sofferenti i 2 gradi sottozero che "picchiano" alla partenza.
Partiamo alle 9.10. Bellissimo! Parto piano con l'idea di spingere alla fine. Voglio vedere come reagiscono le gambe dopo 15 giorni nei quali ho raddoppiato i km e aggiunto qualche allenamento di ripetute in salita. Però al 6° km vado bene. E macino un passo dopo l'altro. Mi accodo ad un gruppetto che ha un buon ritmo. Guardo le loro scarpe per non incappare in qualche buca o scivolare su qualche chiazza di neve o ghiaccio.
Il Bivio
![]() |
| Cristian ed io prima della partenza |
Al nono km c'è un bivio. Veniamo da una discesa, il tracciato in questo punto non è segnalato alla perfezione e il trail runner medio che fa? Tra un sentiero in discesa ed uno in salita prende senza esitazioni quest'ultimo, fedele alla suo rinomato masochismo. Dopo 5/600 metri ci accorgiamo che stiamo per fare la fine di pollicino con le briciole di pane e ci fermiamo per riflettere sul da farsi. Torniamo indietro. Siamo 15 pollicini smarriti e abbiamo perso sei-sette minuti. Ci accodiamo al gruppo. In un primo momento ci scherzo: “e vabbè...per stavolta non vinco”. Ma poi mi prende un po' di scoramento. Mollo la presa. E poi inizio a soffrire le salite, in particolare quelle dove non si corre.Le ripetute di questa settimana mi hanno frollato i quadricipiti. Riprendo a spingere solo al 18simo km. Ritrovo Mik (uno dei miei compagni di squadra) e arriviamo insieme al traguardo.
Crono: da dimenticare. Esperienza da ricordare!
L'Appennino mi regala sempre belle immagini!
Grazie agli organizzatori (lo svarione sul percorso è colpa nostra, dovevamo non guardare i nostri piedi...).
Grazie ai Never Cristian, Tommy, Claudio, Michele per essere stati ancora una volta compagni d'avventura.
Grazie ai miei cuccioli e ad Isa che sta facendo di tutto per farmi allenare seriamente per arrivare a Parigi in forma!
sabato 7 gennaio 2012
piccolo omaggio a Manuela Sabbatini - dal blog dei Never Stop Run
Piccolo omaggio ad una amica, grande ultramaratoneta, compagna di squadra e spero...di CCC 2012!!
Brava Manu!!!
http://never-stop-run.blogspot.com/2012/01/orgoglio-never.html
Nella foto da sx: Mik, la Manu e io al Tartufo Trail 2011
Brava Manu!!!
http://never-stop-run.blogspot.com/2012/01/orgoglio-never.html
Nella foto da sx: Mik, la Manu e io al Tartufo Trail 2011
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